Tempi andati: quando essere otaku in Italia era una missione

Un omaggio alle origini: Dynamic Italia e Star Comics

C’era una volta la Dynamic Italia (oggi Dynit), che faceva di tutto per offrirci anime e manga senza censure e con traduzioni fedeli, lontane dalle versioni improbabili che giravano in TV. Ho ancora gelosamente custodita la mia collezione di VHS originali di Kimagure Orange Road (da noi “E’ quasi magia Johnny”)

Anche Star Comics, con i mitici Kappa Boys, aveva la stessa filosofia: mantenere intatti i titoli e i nomi dei personaggi. Così Touch diventava Prendi il mondo e vai, Dash Kappei era noto come Gigi la trottola, e Rose of Versailles si trasformava in Lady Oscar. Già a fine anni ’90 avevo imparato a chiamarli con i nomi originali, mentre molti li conoscevano ancora con quelli televisivi.

Internet era agli albori. Non c’era eBay, e in edicola arrivava poco. Per recuperare gli arretrati bisognava muoversi: alle fiere del fumetto (che allora erano davvero dedicate al fumetto, non come i festival odierni dominati da cosplay e videogiochi), oppure telefonare o mandare un fax alle fumetterie di Roma o Milano. Nella mia Trapani non c’era quasi nulla: solo un negozio di libri e fumetti usati. Per questo facevamo ordini cumulativi tra amici, per risparmiare sulle spese di spedizione.

Ogni tanto si organizzavano spedizioni a Palermo, che per noi era una piccola Mecca del fumetto. Tornavamo a casa carichi come muli, con zaini pieni di manga.

All’epoca essere appassionati di anime e manga significava anche essere etichettati come “maniaci”: il termine manga veniva spesso associato a qualcosa di spinto, se non addirittura pornografico (avrebbero potuto almeno dire hentai con un po’ più di precisione 😅). Eravamo una comunità piccola, quasi di nicchia, e forse proprio per questo molto unita.

Ripensandoci oggi, posso dire con un sorriso di aver fatto la mia gavetta da fan in quegli anni pionieristici. E ne vado fiero 😎.”).

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